Prestiti alle imprese femminili: discriminazione in atto?

prestiti alle imprese femminiliUna recentissima analisi compiuta dalla Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile (d’ora in poi, per brevità di esposizione, RIIIF), segnala la persistente discriminazione di trattamento delle imprese femminili che si recano in banca.

In altri termini, l’associazione afferma che le imprese guidate da donne subirebbero dei trattamenti peggiorativi rispetto alle concorrenti guidate da uomini, con ulteriore peggioramento delle condizioni di sostenibilità delle rispettive attività imprenditoriali.

Il lungo monitoraggio compiuto dalla RIIIF afferma infatti che nel corso del primo trimestre 2013 il numero di aziende femminili che sarebbe riuscita ad arrivare a un finanziamento è ancora calato e, di contro, che la percentuale di coloro che non sono riuscite ad arrivare all’ottenimento di un credito bancario sarebbe cresciuta fino a superare il 60 per cento.

Non solo: spesso e mal volentieri le imprese femminili che riescono a indebitarsi lo fanno a condizioni fortemente penalizzanti, con tassi di interesse maggiori, richieste di garanzie personali o reali, spese di istruttoria e accessorie più salate di quelle dei colleghi maschi, e durate del piano di ammortamento che vengono riviste al ribasso, in un’ottica (forse) eccessivamente prudenziale.

In altri termini, afferma ancora la RIIIF, le imprese femminili allo sportello bancario si sentirebbero discriminate, con un atteggiamento delle banche che sfiorerebbe quindi scenari di ingiustificazione.

Sempre secondo l’analisi compiuta dalla Rete, più dell’80 per cento delle imprese femminili si indebita per far fronte alle esigenze di circolante (cioè, per avere liquidità utile per poter effettuare i pagamenti correnti). Solamente il 16,5 per cento impiegherebbe invece i finanziamenti ottenuti per poter effettuare degli investimenti strutturali. Infine, il 3,4 per cento utilizzerebbe i finanziamenti per poter ristrutturare la propria esposizione debitoria, con un consolidamento dei debiti che va di norma a preferire l’indebitamento di lungo periodo, maggiormente sostenibile rispetto ai tradizionali picchi di indebitamento nel breve termine.

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